5 maggio 2015

Olio di palma: per saperne di più

Domenica sera stavo facendo zapping e casualmente sono finita su Rai 3 mentre Milena Gabanelli (giornalista e conduttrice di Report) presentava il servizio denuncia sulla deforestazione causata dall’abuso dell’olio di palma degli ultimi anni.
Mi sono chiesta: l’obbligo, scattato a gennaio, di indicare SPECIFICATAMENTE nelle etichette l’impiego di questo grasso saturo (infatti non è più permesso nasconderlo sotto la dicitura “olio vegetale”), ha valenza solo “ambientale” o può anche essere utilizzato da noi consumatori per essere più consapevoli della composizione dei prodotti che acquistiamo?





Così ho fatto delle ricerche che vorrei condividere con voi.
Innanzitutto è un olio che viene ricavato dai frutti delle palme, e mentre la sua variante grezza (non raffinata e di colore rossastro) viene classificata come “non nocivo per l’uomo” in quanto ricca di antiossidanti, l’olio di palma privato delle sue proprietà benefiche, è purtroppo un componente da EVITARE.
Il suo impiego in campo alimentare è ormai diventato, negli ultimi anni, elevatissimo (circa l’80% dell’olio di palma importato in Europa è destinato alle industrie alimentari) in quanto contribuisce a rendere il prodotto morbido, gustoso, esaltando il sapore degli altri componenti del prodotto e... costa poco: poca spesa massima resa insomma.
La sua più alta concentrazione la si trova nei prodotti da forno quali biscotti, merendine, fette biscottate, pasta sfoglia e soprattutto margarina.

Molti ricercatori, negli ultimi anni, hanno dedicato il loro tempo a studiare gli effetti che tale componente ha sul nostro corpo: il Professor Francesco Giorgino (Università di Bari) ha dimostrato come l’abuso di prodotti contenenti olio di palma contribuisca a provocare il diabete e l’obesità.








Negli ultimi mesi i più importanti colossi alimentari, tra cui la Ferrero, hanno dichiarato che si impegneranno a sostituire l’olio di palma con il più salutare olio di oliva: una buona iniziativa che potrà in parte risolvere sia il problema della chiarezza nelle etichette sia essere un passo avanti verso un consumo alimentare più consapevole e più sostenibile come promosso in occasione dell’Expo.
Questa è la mia opinione, e la vostra?



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